Le parole del martedì – [1] Meriggiare

Le parole del martedì – [1] Meriggiare

Io amo le parole: giocare con esse, scoprirne di nuove, scambiare (sì proprio come delle figurine) con gli amici le aggiunte del mio Minizionario (cioè il dizionario di Mini, che sarei io) . Così ho deciso di fare un word sharing con tutti voi, nel quale ognuno di noi poteva  suggerire parole nuove, approfondire cosa significassero nella propria vita oppure esprimere le emozioni collegate al Mini Lemma. Ogni martedì perciò uscirà un articoletto breve in cui sceglierò un vocabolo che per me è importante oppure che uso spesso (o di cui abuso addirittura).

Il post sarà diviso in due parti: nella prima troverete la definizione data dal Vocabolario Treccani Online, mentre nella seconda vi racconterò perché ho scelto questa parola e cosa significa per me.


Ma bando alle ciance, che inizi la commedia. Questa rubrica è nata insieme alla parola che ho scelto di raccontarvi oggi. Una prima parola che sarà sicuramente familiare a voi che leggete: scommetto che almeno una volta nella vostra vita l’avrete sentita. Partiamo dalla definizione.

meriggiare v. intr. [lat. merīdiare, der. di meridies «meriggio»] (io merìggio, ecc.; aus. avere), letter. – 1. a. Stare in riposo, all’aperto e in luogo ombroso, nelle ore calde del meriggio: si misero a m. sotto una quercia; Vegghiando il verno e meriggiando il luglio (Burchiello); con l’arte di Pan meriggiante (D’Annunzio); M. pallido e assorto (Montale), con allusione a un riposo dello spirito. b. Con uso trans. e valore causativo: m. il bestiame, tenerlo a riposare all’ombra nel caldo del meriggio. 2. non com. Riposare in casa, durante le stesse ore; fare la siesta dopo mangiato. Per estens. e con uso sostantivato, poet.: La sala da pranzo che sogna nel meriggiar sonnolento (Gozzano).[http://www.treccani.it/vocabolario/meriggiare/]

Una tra le citazioni del lemma è di Montale, che deriva dai versi di una poesia tra le sue più famose: certamente voi come me avrete incontrato questa parola proprio lì, in Meriggiare pallido e assorto.

Non so voi, ma per me è stato amore a primo ascolto. Amore che nasce proprio nel suono: a me suggerisce l’idea dello stordimento del primo pomeriggio, appena dopo pranzo, quando la digestione ti assopisce corpo e anima. Questo è il primo motivo per cui adoro questo verbo. Il secondo deriva dalla mia ossessione per Montale. Un’ossessione che ha le sue radici proprio nei versi di Ossi di Seppia e nell’uso delle parole di cui il premio Nobel per la Letteratura (qui il suo discorso alla cerimonia di Stoccolma del 12 Dicembre 1975) è sublime maestro.

Perciò Meriggiare è importante per me, perché è stata la “sorella” che mi ha iniziato al culto delle parole, per cui una parola scritta è un’opera, una poesia, un romanzo che vive di vita propria. Come diceva Ungaretti, altro grande poeta cultore della parola-poesia, in “Commiato”

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

E in voi cosa suscita questa parola?

 

Le parole del martedì – [1] Meriggiare
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