Le parole del martedì – [2] Hybris

Le parole del martedì – [2] Hybris

Eccoci al secondo appuntamento del viaggio nel Minizionario. Oggi parleremo di una parola che affonda le sue radici nel mondo della Grecia classica, una caratteristica degli eroi di quel tempo, degli uomini grandi delle imprese straordinarie.

hbris ‹ìbris› s. f. – Traslitterazione del gr. ὕβρις, che significa genericam. «insolenza, tracotanza», e nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente o attraverso la condanna delle istituzioni terrene (per es., la h. di Prometeo).[http://www.treccani.it/vocabolario/hybris/]

Ulisse e Diomede puniti insieme per la loro hybris. Dante pone il famoso re di Itaca nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, quella dei consiglieri fraudolenti. punendolo per aver sfidato Dio oltrepassando le Colonne d’Ercole e per aver convinto i compagni a fare questo atto sacrilego per soddisfare la sua sete di conoscenza.

Tracotanza. Ecco che parola ho scelto. Perché proprio hybris? Da quando l’ho sentita per la prima volta è stato amore (sì come per Meriggiare): devo avere una sorta di attrazione viscerale per i suoni (indovinate una delle mie figure retoriche preferite…) che mi porta a incidere queste parole come tracce su un vinile.

Ma torniamo a noi. La hybris non è tanto superbia nel senso cristiano del termine (sarebbe proprio sbagliato intenderla così essendo un concetto nato nella Grecia Antica), ma piuttosto un limite, quasi un difetto di progettazione degli uomini. Ma non solo questo: più questi uomini erano eccellenti e più cadevano nella hybris, credendo nella propria invincibilità.

Ma tutti noi sappiamo che non siamo invincibili, anzi siamo più fragili di quello che pensiamo. Ecco perché per me è importante questa parola: mi ricorda che devo essere umile, che la superbia ti fa volare alto e ti fa sentire potente, ma poi la caduta è molto dolorosa. Come un moderno Ulisse mi ricorda del viaggio folle, di una vita vuota spesa nell’insolenza. Mi ricorda che posso essere un vaso di cristallo, bello e fragile.

E voi avevate mai sentito parlare di Hybris? Cosa ne pensate?


« “O frati,” dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. »

Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI, vv 112-120

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