La parola del martedì – [7] Sincero

La parola del martedì – [7] Sincero

Oggi è mercoledì. Strano giorno per la parola del martedì. Lo so. Ma in questi quattro giorni (da sabato pomeriggio n.d.a.) il blog è stato in manutenzione. Niente di che solo qualche ritocchino necessario a velocizzare il caricamento.

Ma passiamo a noi. La parola di oggi è sincero.

sincèro agg. [dal lat. sincerus, propr. «non mescolato, fatto di un solo elemento, di una sola sostanza», e quindi «schietto, puro» (dalla stessa radice *sem-*sim- «uno, uno solo» di semel e simplex)]. – 1. Genuino, puro; non alterato: Questa natura al suo fattore unita, Qual fu creata, fu s. e buona(Dante); è un sign. ant., comune oggi soltanto nelle espressioni vinoolio s., schietto, non mescolato o adulterato. Anche, sempre nell’uso ant., vero, retto (in contrapp. a falsospurio); o chiaro, limpido: la mia vista, venendo sincera, E più e più intrava per lo raggio (Dante). 2. fig. a.Riferito a persona, che nel parlare e nell’agire segue ed esprime ciò che sente o pensa, senza simulazione o finzione e senza reticenze: un uomo s.una persona s.è un ragazzo s., gli devi crederetra amici bisogna essere sinceri; e quindi animocuore s.; com. l’espressione voglio essere s.sono, sarò sincero, come premessa e quasi scusa preventiva a notizie e giudizî che non riusciranno graditi alla persona cui ci si rivolge. Per estens., che sente veramente ciò che fa, ciò che dimostra e dice di essere: un amico s.sono un suo s. ammiratoreè un cristiano s.chi non crede nell’eguaglianza e nella libertà non può essere un s. democraticob. Riferito a parole o comportamenti, detto, fatto senza alcuna falsità o doppiezza, senza doppî fini, seguendo ciò che realmente si pensa e si sente: un discorso s.ti chiedo una risposta s.un giudizio s.è un’offerta s.una proposta s.,credimi!; usato avverbialmente: parlare sincero. In formule con cui si vuole esprimere la propria partecipazione ad avvenimenti lieti o dolorosi di altri: s. rallegramentiaugurî s.s. condoglianzele più s. felicitazioni. In partic., di sentimenti e atteggiamenti, che sono realmente e intimamente provati, la cui espressione non è finta o esagerata: affettoamore s.doloresdegno s.lacrime s.un pentimento non sincero.

http://www.treccani.it/vocabolario/sincero/

Sempre caro mi fu questo corto lemma. Perché almeno in quello che scrivo, da sempre, c’è tutto il mio cuore, i miei sentimenti e le mie idee pure, non edulcorate, al massimo ragionate e limate per renderle più rotonde al palato.

Ma cosa mi ha fatto affezionare così tanto a questo vocabolo? La sua origine, incerta ma ricca di fascino: tra le tante ne ho scelte due che ho piacevolmente scoperto durante i discorsi di Mons. Giulio Brambilla, vescovo di Novara, vicepresidente della CEI per l’Italia settentrionale ed eminente biblista, ai giovani della sua diocesi.

Il miele trasparente è prezioso perché è puro e senza cera dentro, perciò più buono.

Il primo deriva dagli antichi romani: secondo loro il nome Sincerus deriverebbe da sine (=senza) e cera (nel senso di miele puro): infatti il grammatico Elio Donato, nelle note a Publio Terenzio Afro, così definisce la voce: purum sine fuco, et simplex, ut mel sine cera. Quindi sincera è una persona cristallina, la cui anima è trasparente e pura, e che per sé stessa impiega la stessa cura che l’apicoltore adopera per separare la cera dal miele.

Il David di Michelangelo, modello di perfezione nei secoli, è sicuramente una scultura sine cera.

La seconda interpretazione vedrebbe il termine nascere sempre da un senza cera, con riferimento agli scultori che non usavano la cera per mascherare i difetti delle proprie opere, e quindi sincerigenuini. Era uso mescolare polvere di marmo e cera per creare una pasta modellabile che serviva proprio a coprire eventuali errori. Perciò una statua che si definiva sine cera era più preziosa e il suo scultore era definito sicuramente maestro. A me piace pensarla così una persona sincera: preziosa e senza maschere che nascondano i difetti.

E voi che ne pensate?

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