La parola del martedì – [9] Anglicismo

La parola del martedì – [9] Anglicismo

Volere bene alla propria lingua non vuol dire non accettare le influenze di altre lingue o culture, ma semplicemente valorizzare il patrimonio culturale di casa propria.

L’inglese è parte della nostra vita quotidiana. Ognuno di noi ha uno smartphone tra le mani o un computer a casa. Termini tecnici inglesi in un mondo sempre più connesso, cosmopolita e globalizzato sono di routine. Ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma il troppo stroppia. Vediamo prima la parola di oggi.

anġlicismo s. m. [der. di anglico, sul modello dell’ingl. (toanglicize e del fr. angliciser]. – Parola, locuzione o costrutto proprio della lingua inglese, importato in altra lingua, sia nella forma originale (per es., blue jeanssandwichweekend), sia adattato foneticamente (come rosbiftranvai, per roast beeftramway). Anche, parola italiana o d’altra lingua impropriam. usata col sign. che la parola corrispondente ha in inglese (come quando, per es., il verbo confrontare è adoperato nel senso di «affrontare» o «stare a faccia a faccia» che ha l’ingl. to confront, o si attribuisce al verbo realizzare il sign. di «comprendere, rendersi esatto conto di qualche cosa» che è proprio dell’ingl. to realize).

http://www.treccani.it/vocabolario/anglicismo/

L’unico che poteva parlare di Jobs Act invece di Legge sul Lavoro.

Io sono totalmente a favore di tutte quelle parole necessarie che sono state importate dalla lingua inglese (es jeans), ciò che mi irrita è l’uso smodato che se ne fa per dare quell’aura di modernità, di novità. Un esempio odioso? Usare la lingua d’oltremanica per i nomi delle leggi:  chiamando la legge sul lavoro Jobs Act, come se fosse uscito dal House of Parliament londinese, sarà essa forse moderna ed europea? No farà girare ancora di più le scatole all’elettorato e renderà la legge più ostica a pelle. Questo è uno degli innumerevoli esempi.

Perché dobbiamo far rivoltare i padri della lingua nella tomba? Perché andiamo a sciacquar i panni nel Tamigi, invece che in Arno? L’Italiano è ricco di parole, usiamole! Faremo un meeting solo quando saremo in riunione con persone di altri paesi, faremo un plan solo negli USA (per l’Italia basta organizzarsi) e, sopratutto, rispolveriamo le figure professionali in italiano: basta manager, business officer, chief, songwriter, ridiamo dignità alla nostra lingua.

Che non si dica che ho la mania paroloclasta francese di tradurre ogni parola nella loro lingua (oddio proprio così sbagliata non è), basta amare la propria cultura e rispettarla usando il vocabolo italiano quando c’è, importando solo il necessario: così faremo riposare Dante, Boccaccio, Petrarca, Machiavelli, Tasso, Parini e tutti i grandi in pace, col sorriso di essere fieri di noi.

La parola del martedì – [9] Anglicismo
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