MEP Movimento per l’Emancipazione della Poesia

MEP Movimento per l’Emancipazione della Poesia

Un esempio di poesia urbana. Si notano le due sigle: l’acronimo del Movimento e quello dell’autore.

Girando per le città puoi imbatterti in versi di poesia attaccati ai muri, alle reti dei cantieri, nei sottopassi. Curiosando sulla natura di questo moderno mix di letteratura e street art, si può notare che ogni foglio ha impresse due sigle: una, che è una coppia di lettere e numeri, mentre quell’altra è un acronimo di tre lettere, MEP ovvero Movimento per l’Emancipazione della Poesia.

Digitando questa sigla su internet si è rimandati al sito di questo movimento che nasce a Firenze nel 2010 con un preciso intento e ha avuto una diffusione non solo nelle maggiori città italiane ma anche in alcuni capitali europee, quali Parigi o Amsterdam. Ho deciso di riportarvi il manifesto (che si reperisce comodamente sul sito), perché ogni mio filtro sarebbe stato un’edulcorazione degli intenti.

Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero.
Il MEP non intende ridefinire il concetto o circoscrivere la poesia ad un determinato “ismo”. Non vuole vincolarsi a un’omogeneità stilistica o tematica, poiché nasce come un movimento di emancipazione della poesia intesa nelle sue diverse forme.
Il MEP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze.
Gli atti coi quali intendiamo fare ciò sono molteplici, e non disdegniamo la prepotenza di alcuni di essi, poiché contrariamente a una lenta e pacifica opera di sensibilizzazione, azioni di forte impatto sono in grado di sortire immediatamente il proprio effetto. Cerchiamo, laddove possibile, di far perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla, in quanto la parola si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui viene vista.

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia

Uno snap del sito del MEP

Quindi il MEP si propone di diffondere la poesia con ogni mezzo digitale o analogico che sia, anche attraverso lo shock di imbrattare un muro con la carta o inondare di volantini uno spazio: ciò costringe la persona a fermarsi a riflettere in un mondo sempre più attaccato allo smartphone e incapace di provare gioie che non siano filtrate da uno schermo o-led.

Parte integrante dello statuto del movimento è l’anonimato degli autori. Esso si fa garante della protezione degli stessi, in quanto l’affissione di materiale non autorizzato o al di fuori dei luoghi predisposti è illegale e non solo: infatti esso permette che “sia la poesia in quanto tale a essere messa in primo piano piuttosto che i singoli poeti“, citando le parole esatte del MEP.

Io personalmente, essendo innamorato della poesia (ma questa è un’altra storia), ho amato la loro opera sin dal primo foglio mezzo stracciato che ho letto sui muri della M2, perché la poesia è bistrattata in questo mondo: tanti occhi ancora sono capaci di vedere la bellezza e trasmetterla in versi, ma nessuno la legge più e le dà il giusto risalto.

Lunga vita alla poesia, all’arte e al MEP: con l’augurio che continui a diffondere emozioni ad ignari fruitori.


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Il Sito del Movimento

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