Gravitylight: illuminiamo con Newton

Gravitylight: illuminiamo con Newton

La luce da tavolo Asterisco disegnata dallo studio spagnolo Cuatro Cuatros per LZF-lamps (fonte Corriere della Sera)

C’è una cosa che noi diamo per scontato: l’elettricità. Siamo abituati a leggere alla luce delle lampadine o dai nostri e-reader: a qualsiasi ora del giorno basta pigiare sull’interruttore e magia habemus lucem. In molte parti del mondo non è così. Si usano le lampade a cherosene: non solo sono pericolose per il rischio di incendi, sono anche nocive per i fumi che producono e il carburante incide molto sulle finanze delle popolazioni povere.

La società londinese, The Gravity Foundation, dopo essersi interrogata sul problema, ha sviluppato una soluzione rivoluzionaria che garantisce un sistema di illuminazione privo di inquinamento, senza rischio di infiammabilità e privo di costi. Un mix di tecnologia antica e moderna che vede la cooperazione tra i LED ad alta efficienza e un sistema di ingranaggi simili a quelli di un pendolo. Il prezzo sul mercato dovrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 dollari; una cifra decisamente modesta e conveniente se si considera che è lo stesso costo per tre mesi di cherosene. (fonte Close-up Engeneering, Science e Tech)

Il meccanismo interno di GravityLight.
(crediti @The GravityLight Foundation)

Ma come funziona? Semplice si sfrutta Newton! O meglio si converte l’energia cinetica di un peso in caduta in elettricità, così da alimentare non solo la lampadina centrale ma anche le SatLight (lampadina satellite), dei piccoli lampadari collegati a Gravitylight per illuminare anche gli angoli più remoti della casa. Quindi in termini tecnici si attacca il dispositivo al soffitto e poi, attraverso un gancio, si appende un peso da 26 libbre (circa 12 kg, ad esempio un sacco di sabbia): sollevando quest’ultimo lo dotiamo di energia potenziale, così scendendo, attraverso gli ingranaggi del meccanismo centrale, produce energia elettrica. Se lo installiamo a circa 1,8 m, esso fornisce 20/30 minuti di luce con un piccolo sforzo. E non solo luce! Qualsiasi dispositivo può essere alimentato dal generatore, se collegato all’apposita presa.

Quindi immaginate cosa vuol dire per chi vive in condizioni di povertà. Investo 3/5 dollari e ottengo un dispositivo che non ha costi di mantenimento e di esercizio, abbattendo dal bilancio familiare il cherosene: ne guadagno in soldi e salute. In più ho energia elettrica e luce, per poter studiare e lavorare anche dopo il tramonto, ma soprattutto non rischio un incendio ogni volta che accendo quella fiamma e non respiro i fumi malsani del cherosene.

Per ora la fondazione lavora in Kenya, donando le sue GravityLight per far conoscere il prodotto. Ma non solo aiuta a far crescere le comunità locali formando dei salesman del dispositivo: creo un network e un feedback di crescita intorno alla GravityLight che va ben oltre i benefici immediati.

Queste sono le tecnologie per aiutare le comunità più povere a svilupparsi, migliorando le condizioni di vita e aiutandole a crescere. Ogni volta che prendiamo in mano un libro, che abbiamo accesso alle biblioteche a pochi euro, che accendiamo la luce per goderci le nostre pagine, pensiamo a chi non può farlo e a chi lavora perché sia possibile anche per loro.

Qua il sito ufficiale della fondazione per approfondire meglio (attenzione il sito è in inglese).

Gravitylight: illuminiamo con Newton
Vota questo post!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *