La parolazza del mercoledì – [1] Zarroganza

La parolazza del mercoledì – [1] Zarroganza

L’unica crusca (ammesso che sappia cosa sia) che conosce lo Zarrogante.

Oggi ci ritroviamo con una nuova rubrica periodica a muzzo come a muzzo sono le parole. Avete capito l’andazzo? Tutto è un po’ a caso ma sempre un po’ curato. Nasce da un’idea di Giorgia, per prendere un po’ in giro le parole del martedì perciò possiamo definirlo un prodotto Minelluzzi editore. Quindi zero rigore, zero definizioni, solo parole dialettali, prese dal web e neologismi che Crusca levati che sei buona solo per la farina integrale.

Oggi parliamo di Zarroganza, una parola che è unione di Zarro e (Arro)ganza. Lo zarro (o truzzo, tamarro) è un individuo un po’ignorantello, di bassa estrazione, che si atteggia da cafone in tutti gli ambiti in cui può esprimersi: musica rigorosamente dance/trance anni ’90-2000 a palla sempre, vestiario fluo e totalmente disabbinato e fuori luogo e capello sempre in ordine con creste o comunque gellato a palla. Ovviamente si può declinare in ogni epoca o generazione. Oggi possiamo inglobarlo nei Trap Boy. Ora prendete uno di questi (o tutti) atteggiamenti e dotatelo di arroganza, suppponenza (in quel caso si parla di Zarroghenza) e otterrete il Zarrogante.

Crediti @enfierrados.com

Esempio io adoro Gigi d’Agostino e Gabri Ponte: ogni tanto abbasso il finestrino (soprattutto in centro paese), alzo a cannone il volume della radio, braccio fuori e sguardo fiero → zarroganza musicale. Ma c’è anche di peggio. La zarroganza suprema: prendi una uno turbo ed elaborala, modifica la carrozzeria con alettoni e minigonne e sarai il perfetto cafone supponente.

Ecco a voi la zarroganza. Sappiate che in ognuno di noi vive questo demone, basta non farlo venire a galla. Basta reprimerlo con un bel CD del Gigi nazionale, d’Alessio non d’Ag.

La parolazza del mercoledì – [1] Zarroganza
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